Capisci che è un capolavoro subito. Capisci che è prima di tutto una riflessione sulla visione e sul cinema, sullo sguardo e sui movimenti di macchina morali. Capisci, a rivederlo, che l’ha già visto tante volte. Pezzi, fotogrammi, suggestioni, inquadrature, ultraviolenza, pornografia, linguaggio, simboli. In 36 anni abbiamo rivisto tutto. Rimane una grandiosa sovrastruttura estetica, prima ancora di essere una riflessione cieca sulla società e sui sistemi educativo di quei tempi. Singing in the rain tra rantoli e grida è grandiosa, per dire.
Adesso che usano Ludovico Van per far crescere meglio il riso, e ovviamente venderne di più, perdi anche quello.
A margine di tutto, ti chiedi se ci sia bisogno di una fenomenologia o di un’ideologia. Se basti raccogliere tutto quello che succede per trovarne un senso, per osmosi contingentata, oppure se sia più comodo immaginare il mondo prima che succeda, anticipandolo.


One Response to “l’aranciata dei meccanici”  

  1. 1 Mary

    Niente anticipazioni. Il mondo nn si preannuncia, nn si crea, nn si distrugge. Solo la solita solfa che facciamo finta di nn vedere e di nn conoscere. La solita schifezza perversa che ciclicamente viene a ricordarci che per quanto come individui cerchiamo di elevarci a conti fatti nn siamo che animali allo sbando con troppi poteri, macchine e un cervello che usiamo nel peggiore dei modi.
    Arancia meccanica andava bene per quella società come per la nostra dopo tutto questo tempo. Sarebbe andata bene pure prima e certamente continuerà a fare successo (magari più come feticcio adesso che come spaccato di una realtà,ma in fondo l’importante è che continui a far parlare di sè). Proprio perchè racconta una cosa che in fondo tutti sappiamo.

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