Sotto copertura di un appeasement mai visto in 60 anni di Repubblica, i feroci corsivisti, i sanguinari vergatori di elzeviri, le miglioristiche menti di intellettuali organici, le invincibili avanguardie culturali, le corrosive penne di una (mezza, anzi meno) nazione indignata balbettavano. Dopo mesi di rincorse dialettiche contro l’inevitabile (che non fu evitato, appunto), rancori affondati nei tasti del computer e nei ronzii dei talk show, silenzio. Rassegnazione, sgomento, disfattismo, afasia. O paura? E di cosa poi? Questi due, miseri, fatterelli curriculari di vita da Parlamento (Governo battuto da assenteismo pre vacanziero, micro comma pro Fede ritirato in attesa di tempi migliori) pare abbiamo sostato la linea di galleggiamento. Insomma, stanno riprendendo colore. Ma non proviamo a minare il dialogo. Che tanto fanno quello che vogliono, ma lo fanno in maniera dolce.

ho quasi la sensazione che più che balbettare iniziono a compiacersi del tacere. quellic he tu chiami feroci corsivisti, i sanguinari vergatori di elzeviri, le miglioristiche menti di intellettuali organici, le invincibili avanguardie culturali, le corrosive penne non hanno il coraggio di un’obiezione di coscienza, di una boccata d’aria, di un salutare vaff scritto sui muri. E così tutti continuano a fare quello che vogliono, i savonarola restano sul rogo, i registi restano nell’altrove dorato e i migliori cominicatori del paese sembrano ormai essere solo gli ultra e i pubblicitari (come sempre). Questo silenzio ha rincoglionito tutti, forse anche me, che’ vogliono costringermi a sognare l’aumento e non la rivoluzione (un alfabetizzato al potere sarebbe chiedere troppo???sic)