anatomia della creazione in quattro punti

#1

Ti chiami Gioacchino e fai il compositore. Agli altri piaci, ti applaudono e sei in cartellone in mezza Europa. Magari non troppo, ma pensi che, forse, sarebbe ora di tirarsela. Poi, un giorno, era il 1820 o giù di lì, stai componendo al piano. E forse ci sono grossi teloni bianchi mossi dal vento, o solo la mestizia di un salone delle feste impolverato. E tra i tasti arriva il giro del Guglielmo Tell, e capisci che un motivo del genere è uno sparo, e poi il crescendo, e poi il controcanto, e sai che li spaccherai, e poi perchè ti chiami Rossini metti davanti a tutto almeno 10 minuti di svenevolezze romantiche a costruire l’irrompere del corno da caccia e l’inizio della cavalcata, e sai che si staccheranno le mani a furia di applausi con il cuore ancora perso nei dintorni dello stomaco, e sai che questa volta il busto bronzeo in accademia non te lo nega nessuno. Poi arriva tutta l’opera, e tutto quello che hai immaginato, e anche di più. L’immortalità. Il giro di fiati e ottoni nelle teste di tre secoli e oltre, abusato e svilito, esaltato e smerigliato, ma sempre presente, indimenticabile. E allora sì, inizi a tirartela.

#2

Sei uno dei chitarristi che ha appuntito il rock. Anche se ti chiami solo Ritchie. Sono gli anni ‘70, della psiche e del glam, di una musica che non cambia il mondo ma lo rimodella a suo vantaggio, prima della tempesta di lamette punk e della lacca e del metallo pesante. Arrivi sulla scorta di folle oceaniche plaudenti, di qui e di là all’oceano Atlantico. Sei inglese, ma gli americani darebbero il sangue per etichettarti yankee. Con te suonano un cantante dall’ugola di diamante, e magari ti sta antipatico però in giro non c’è di meglio, un tastierista che non sbaglia nulla, è solo mostruoso. In giro con voi, c’è una tournèe. Di quelle che non sai dove hai suonato ieri e dove suonerai domani, e chi ti sei fatto ieri e chi ti farai domani, e cosa ti sei fatto ieri e cosa di farai domani. Sei in Svizzera, ma potrebbe anche essere il vietnam, o l’alaska. Passi, rimanendo completamente immobile. Poi un incendio, sul lago di Geneva, perchè è così che ti hanno detto che si chiama quella gran distesa d’acqua fredda e non alcolica. E il fumo sull’acqua, e sono tre accordi, e il fuoco in cielo, e sono tre macigni che nessuno si dimenticherà più, e non lo sai ma hai tra le mani un marchio di fabbrica, il brand del violetto profondo che porti nel nome. E un incendio che nessuno spegnerà mai più, anche se sei oltre i 50, e la tua fidanzata ha l’età di tua figlia e canta melodie neo-celtiche con il tuo corpo secco avviluppato da cuoio e velluti.

#3

Immaginare Goethe (e il suo inno alla gioia) a braccetto con Hemingway (e l’iceberg del non detto e le verdi colline d’africa)  in un paradiso lontano da cori e troni. Vedi, caro Ernest, voi americani esagerate tutto.

#4

Avere tutti gli attimi di creazione, quello in cui Guglielmo Tell è partito alla carica, il riff di Smoke on the Water, la nona di Beethoven, la decima di Mahler, Questa di marinella è la storia vera, le tre note dopo aver detto Yesterday sono arrivate dal nulla, dal mare di possibilità nella testa di chi le ha infilate, lentamente. E riviverli. Riviverli. Riviverli.


3 Responses to “anatomia della creazione in quattro punti …”  

  1. 1 ciocci

    Bellissimo post.

  2. 2 utente anonimo

    tutto vero. Momenti come quelli non tornano +

  3. 3 onino

    clap clap :)
    davvero bello

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